giovedì 28 novembre 2013

IL MIO CALCIO / LIBERTAS MOLFETTA - ATLETICO VIESTE 4-5 (1-1)

STADIO PAOLO POLI DI MOLFETTA
SEMIFINALE DI RITORNO DELLA COPPA ITALIA DI ECCELLENZA
GIOVEDÌ 28 NOVEMBRE 2013
LIBERTAS MOLFETTA-ATLETICO VIESTE 4-5 (1-1) dopo i calci di rigore
MOLFETTA: Di Candida, M.Bartoli, Muciaccia, Dentamaro, Montrone, R.Bartoli, Vitale (23' st Morleo), Cantatore, Ventura, Lanave (20' st Asselti), Messina (15' st Fittipaldi). A disp. Soares, Amoruso, Ventola, Amato. All. Loconsole (squalificato, in panchina De Nichilo).
VIESTE: Piccolo, Iaia, Stranieri, Mandorino, Campanella, Camasta, R.Augelli, Silvestri (7' st Perlangeli), Gentile (21' st Morleo), Colella, Simone. A disp. Muscato, Basso, Paglione, Filannino, Morra. All. Olivieri.
ARBITRO: Pascariello di Lecce.
RETI: st 29' Ventura, 38’ rig. Augelli.
NOTE: giornata autunnale, terreno di gioco allentato, quattrocento spettatori circa. Ammoniti Augelli e Morleo. Al 45' pt espulso per doppia ammonizione Camassa.
MOLFETTA – Undici metri. Di gioia per il Vieste, di disperazione per la Libertas. Massimo equilibrio tra baresi e garganici anche in questo terzo confronto in poche settimane, almeno in coppa. In campionato, invece, il Vieste si è affermato proprio al “Poli”. In Coppa Italia, invece, è finita due volte 1-1. E c’è stato bisogno dei calci di rigore per stabilire chi affronterà il Casarano (sconfitta per 2-1 a Francavilla dopo la vittoria per 1-0 all’andata) nella finalissima del 12 dicembre. Più precisi i garganici, che pure erano partiti malissimo nella lotteria del penalty. Proprio Rocco Augelli, autore del gol del pareggio, realizzato trasformando una massima punizione assegnata per fallo sul laterale, ha fallito la prima esecuzione. A quel punto, dopo i gol di Montrone, Demtamaro e Ventura (e quelli di Colella, Perlangeli e Stranieri), il più sembra fatto. E invece, mentre Asselti prima e Bartoli poi falliscono l’esecuzione, Campanella (forse il migliore dei suoi insieme a Colella) batte Di Candia. Per la seconda stagione consecutiva, la Libertas si ferma alle soglie della finale. L’anno passato fu il Cerignola, che poi sarebbe arrivato molto lontano, fino alla finale di Rieti con la Fermana, persa all’ultimo minuto.
Fabio Campanella. Lo stopper locorotondese di del Vieste
è stato tra i migliori nel ritorno della semifinale di Coppa
Italia di Eccellenza.H anche segnato uno dei 4
rigori realizzati dai garganici dopo i 90' regolamentari
terminati 1-1 come all'andata
Il Vieste non è in buon momento. Olivieri non dispone degli squalificati Ricucci e Paolo Augelli e tiene in panchina Perlangeli e l’ex Quartieri Uniti Morra. La solita indisponibilità di Sallustio, in panchina, Barone è squalificato per i molfettesi che hanno “tagliato” anche Colella, dopo Caggianelli.
Vieste dà subito l’impressione di tenere bene il campo. Molfetta appare contratto. Poco prima del quarto d’ora Colella, il regista di Olivieri, calcia di poco alto una punizione. Poi è Simone che colpisce il palo alla sinistra di De Candia con una buona volée. Finalmente si fa vedere il Molfetta con Vitale (38’) che lancia Messina il cui tocco sotto misura è fuori di un nulla. Si fa male Lanave, costretto a uscire. I mugugni sugli spalti aumentano: perché rischiarlo?
Molfetta alza i ritmi nella ripresa, anche perché Pascariello ammonisce due volte in pochi minuti Matteo Camasta, cacciato forse un po’ precipitosamente. Al 10’ Messina crossa da destra, buon controllo di petto di Asselti dall’altra parte e palla di poco alto. Loconsole a questo punto inserisce Sallustio, che manca proprio dallo 0-1 con i biancazzurri. Ai molfettesi lo 0-0 è sufficiente, ma resta rischioso. Arriva il vantaggio e sembra fatta: imbeccata verticale di Cantatore, Ventura spacca la difesa e il suo rasoterra è vincente. Pascariello non vede un calcio di rigore netto: Dentamaro colpisce la palla con un pugno nella sua area. Un Maradona al contrario. Il direttore di gara leccese il rigore lo concede poco dopo per fallo di Montrone su Augelli: Rocco sembrava partito in posizione di fuori gioco.

La maledizione della coppa per Molfetta colpisce ancora: nel 2009, a Francavilla, in finale, la squadra biancorossa, all’epoca griffata Liberty, perse a Francavilla col Casarano. Che ora, come detto, affronterà il 12 dicembre il Vieste.

mercoledì 27 novembre 2013

GRANDI SCRITTORI IN BIBLIOTECA / PINO APRILE

Il libro parlante prosegue nel suo percorso attraverso le strade possibili della lettura, con particolare riferimento alla Puglia. In questo ciclo autunnale, dopo i libri supportati dal Comune di Capurso e dedicati al Risorgimento (Lorenzo Battista) e alla regina Bona Sforza (Angela Agnusdei e altri), dopo l’imperatore Federico II e le sue donne con l’altamurana Bianca Tragni, la biblioteca “Giuseppe D’Addosio” ospita (Sala Eventi, venerdì 29 novembre, ore 19,30) un saggista che, in pochi anni, è divenuto punto di riferimento dell’analisi, spietata e impietosa, del Sud.
Pino Aprile, originario di Gioia del Colle, ha 63 anni. Giornalista, è stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente. Ha lavorato in televisione con Sergio Zavoli nell'inchiesta "Viaggio nel sud" e a Tv7, settimanale di approfondimento del Tg1.
Lo scrittore di Gioia del Colle Pino Aprile. Ha 63 anni, sarà
a Capurso venerdì 29 novembre, in biblioteca
Aprile ha scritto libro tradotti in molte lingue come "Elogio dell'imbecille - Gli intelligenti hanno fatto il mondo, gli stupidi ci vivono alla grande" (2002, Piemme) ed "Elogio dell'errore (2003, Piemme). Lasciato settimanale popolare Gente, si occupato principalmente di vela e sport nautici in genere, dirigendo il mensile "Fare vela" e scrivendo alcuni libri sul tema come "Il mare minore" (2004, Magenes), "A mari estremi" (2007, Magenes) e "Mare, uomini, passioni" (2007, Electa Mondadori).
 A marzo 2010 la svolta. pubblica il libro "Terroni - Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali" (Piemme), un saggio giornalistico che descrive gli veenti che hanno penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. L'opera diventa un bestseller: 250mila copie. Per questo libro, a maggio dello stesso anno gli vengono conferiti, fra gli altri, a Palermo il Premio Augustale, a Reggio Calabria il Rhegium Julii, ad Aliano il Carlo Levi, ad Avezzano il Marsica. Dal libro nasce lo spettacolo teatrale omonimo con l'attore Roberto D'Alessandro e musiche di Mimmo Cavallo. Per iniziativa di Marcello Corvino, dagli ultimi lavori del giornalista gioiese e dalle canzoni brigantesche e meridionaliste di Eugenio Bennato, è tratto il lavoro teatrale "Profondo Sud", che i due attori portano in palcoscenico nell'estate 2012.
Intanto, tra agosto 2011 e febbraio 2012 gli viene conferita la cittadinanza onoraria di San Bartolomeno in Galdo (BN), di Laterza (TA) e di Caccuri (KR).
A novembre 2011, a Manhattan, in occasione della presentazione americana di "Terroni", riceve il premio "Uomo ILCA" (Italian language inter-cultural alliance) e ad agosto successivo di aggiudica il primo premio della prima edizione del Premio letterario Caccuri dedicato alla saggistica.
Dopo aver scritto "Mai più terroni. La fine della questione meridionale" (2012, Piemme), quest'anno esce, sempre per i tipi della Piemme, "Il Sud puzza. Storia di vergogna e d'orgoglio".
Venerdì alla D'Addosio converserà sui temi della produzione saggistica il giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno Francesco Costantini. Per anni alla redazione Cultura del quotidiano barese, Costantini, dopo aver lavorato in Cronaca, è ora vice capo servizio allo Sport. E' una delle penne più raffinate di uno dei più importanti giornali del sud.
L'incontro con Aprile fa un po' il paio con quello avutosi martedì con Valerio Massimo Manfredi, ospite del Presidio del libro Cartesio. un'accoppiata che fa dire senza tema di smentite "Capurso, città del libro. Grandi scrittori in biblioteca".
La rassegna letteraria "Il libro parlante", coordinata da Marisabel Prigigallo, consigliere comunale e presidente del Comitato di gestione della D'Addosio, nasce nel 2010, nell'ambito delle molteplici iniziative dell'assessorato alle Politiche culturali guidato dall'instancabile Michele Laricchia. in tre anni ha ospitato, anche fuori delle mura della biblioteca (il parco, il chiostro di Santa Maria del Pozzo, la sala Tansella, i giardini pubblici), autori e libri i più vari, ma con un unico, fortissimo comune denominatore: la pugliesità o al più la meridionalità. Autori e libri con nella testa e nel cuore la nostra terra e la nostra gente.

martedì 26 novembre 2013

CAPURSO, CITTA' DEL LIBRO / VALERIO MASSIMO MANFREDI


Maria Squeo, consigliere comunale, consegna a Manfredi
il dono del Comune: un'opera di Michele Gregorio che
mostra il Re del Tempo
Grandi scrittori alla D'Addosio. La biblioteca sempre più al centro della vita culturale di Capurso. Stasera il colpo l'ha fatto il Presidio del libro Cartesio: ospite Valerio Massimo Manfredi l'archeologo-scrittore-divulgatore, che ha parlato dei suoi due volumi su Ulisse.
Ho seguito l'evento per le pagine della Cultura della Gazzetta del Mezzogiorno.

Capurso - Il mare. Forse più dello stesso Ulisse, è il mare il protagonista della saga che Valerio Massimo Manfredi ha dedicato a Odisseo. E che è giunta alla seconda puntata de "Il mio nome è Nessuno", intitolata "Il ritorno" (Mondadori, 2013, 331 pagine, 19), seguito de "Il giuramento".
Dell'eroe omerico lo scrittore emiliano ha parlato a Capurso, nella biblioteca comunale "D'Addosio", nell'ambito della rassegna letteraria Il Presidio del libro - Cartesio (Capurso, Cellamare, Triggiano e Valenzano), coordinato da Rosella Santoro. E proprio la Santoro (insieme alla quale sono intervenuti la preside del Cartesio di Triggiano, Maria Morisco e il sindaco di Capurso, Francesco Crudele) ha ricordato la partecipazione di Manfredi al Libro Possibile di Polignano questa estate e annunciato che anche Lo scudo di Thalos, dopo L'Ultima legione (con Ben Kingsley e Colin Firth), diventerà un film, una coproduzione italo-americana.
<Era un mondo violento, una civiltà violenta, quella dell'Età del bronzo, non regolata da organismi internazionali che all'epoca non c'erano. Ma è la contraddittorietà, la multiformità di Odisseo ad imporlo come uno dei personaggi più ricchi di fascino di tutti i tempi. Di Ulisse - ha ricordato l'autore di Alexandros - hanno parlato Virgilio e Dante, Joyce e Borges, Pascoli e Kavafis>.
Ma poi c'è il mare. Con i suoi mostri, con le sue sirene, con i suoi inganni e i suoi ciclopi. <Il liquido elemento tenta di appropriarsi della nave e degli uomini del re di Itaca>. Non riuscendoci, nonostante l'odio pervicace di Poseidon, <il suo più terribile nemico>.
Manfredi firma autografi
Più volte il settantenne archeologo si sofferma sulla galassia delle piccole comunità in contatto e in lotta tra loro. Comunità popolate di guerrieri. E l'assedio di Troia è a suo parere il primo conflitto mondiale. Che fa dire a più d'uno "quanto c'è costata quella guerra".
<Omero è il principio testuale dell'Occidente, nelle sue parole c'è l'avvento della civiltà>. Ulisse si presenta a casa sua, a Itaca, dopo lunghi anni di guerra sotto le mura di Ilio, dopo lunghi anni di mare, e dopo il viaggio più fascinoso e avventuroso di tutti i tempi, trova un mondo al collasso, in disfacimento, nonostante le meraviglie dei Feaci di Alcinoo. Ma il suo ritorno è un'oscura profezia. E, dopo una serie di vicende laddove i versi di Omero (e ancor più le pagine di Manfredi) si trasformano in un noir. Fino alla tragedia e all'eccidio finali, con la strage dei Proci pretendenti al trono del re creduto morto.
Da sinistra, Rosella Santoro, Valerio M. Manfredi,
Francesco Crudele e Maria Morisco
Manfredi è affabulatore, oltre che scrittore che, attraverso la formula del romanzo storico (definizione aspramente contestata: i due volumi della saga di Nessuno per l'archeologo-scrittore-divulgatore sono ricerca, analisi scientifica), diviene grande divulgatore capace di coinvolgimenti anche complessi come quelli dei ragazzi a cui il Presidio Cartesio fa espresso riferimento.

Con Manfredi la D'Addosio ha ospitato un altro grande scrittore. E venerdì, nell'ambito de "Il libro parlante", ce ne sarà un altro: interverrà infatti il meridionalista Pino Aprile (l'autore del celebre Terroni e, da ultimo, de Il Sud puzza) che converserà con il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Francesco Costantini.

domenica 24 novembre 2013

IL MIO CALCIO / QUARTIERI UNITI BARI - GALLIPOLI 0-3


DOMENICA 24 NOVEMBRE 2013, ORE 14.30
STADIO SANTE DIOMEDE, SAN PAOLO BARI
13^ GIORNATA DEL CAMPIONATO DI ECCELLENZA
Il romeno Marian Galdean del Gallipoli
tra i protagonisti della netta vittoria
salentina al Diomede di Bari (foto
tratta dal profilo facebook del
Gallipoli)
QUARTIERI UNITI BARI - GALLIPOLI 0-3
QUARTIERI UNITI: Vitucci, Marino, Costantini, Vernice, Labia (11' st Campanelli), Caringella, Di Cosmo (15' st Sfarzetta), Martino, Calaprice (40' pt Somma), De Bellis, Patruno. A disp. Ciliberti, Angelicchi, Dammacco, Fiore. All. De Bellis.
GALLIPOLI: Donateo, Casalino (6' st Vergori), Levanto, Galdean, Sportillo, Taurino, Caputo, Mariano, Villa, Presicce (30' st Puglia), Rescio. A disp. Bassi, Alessandro, Negro, Patera, Savino. All. Calabro.
ARBITRO: Roca di Foggia.
RETI: pt 9' Villa, 20' Rescio; st 26' Rescio.
NOTE: ammoniti Vernice e De Bellis. Al 42' st rigore sbagliato da Sfarzetta.
BARI SAN PAOLO - C'è poca gente al "Sante Diomede". Un gruppetto di tifosi sampaolini, un drappello di ultrà gallipolini. Che poi diventano protagonisti della scena, sfoderando uno splendido striscione: "Forza Sardegna". Un incitamento che va oltre il calcio. Che dice che il cuore del calcio è capace di slanci straordinari.
A tratti piove sull'erba sintetica dello stadiolo di via Sardegna. De Bellis presenta la sua Quartieri Uniti, reduce dal doppio successo con la Sudest e a Manduria, senza Somma, regista di centrocampo, e senza Nasca. Il play subentrerà verso la fine della prima frazione di gioco al centravanti Calaprice. E proprio la fase di finalizzazione è il tallone d'Achille della QuBa. Anche se, a dire il vero, l'avvio del match con la seconda della classe, è segnata da una tattica difensiva a dir poco scriteriata. La linea tenuta dai quattro difensori baresi è troppo alta. Presicce, Rescio e soprattutto Villa ne approfittano a più riprese. Quasi subito Villa ne approfitta e in posizione molto dubbia conclude a rete per il vantaggio che segnerà il match. Il Gallipoli sembra padrone del campo: le sue ripartenze sono una lama affilatissima che affetta mediana e difesa: Vitucci si deve superare e poi deve capitolare nuovamente quando una magia del centravanti emiliano Alberto Villa libera Rescio per il raddoppio. Sembra il prologo ad una goleada. E invece il Gallipoli fa scendere i giri del motore e la Quartiere Uniti si assesta meglio con Somma in cabina di regia. 
Antonio Calabro schiera i suoi con capitan Sportillo e Taurino colossi centrali della terza linea e Galdean mediano interditore davanti alla difesa. Il rumeno, oltre ad essere rubapalloni, è in grado di far ripartire la squadra che gioca con una trazione anteriore che prevede Rescio largo a sinistra, Presicce che da destra è pronto a convergere verso il centro e Villa che fa l'elastico tra la prima linea e la terra di nessuno, tra le linee nemiche. E' la squadra del presidente Marcello Barone formazione in grado di vincere il campionato? Probabilmente sì, anche se nella ripresa il Bari continua a mettere in qualche difficoltà il complesso jonico. Che chiude i conti ancora con Rescio, ancora assistito da Villa in un perfetto contropiede avviato da Presicce, uno scuola Lecce di raffinata tecnica.
Troppo fragile la QuBa, si diceva: soprattutto in avanti, nonostante l'ingresso di Sfarzetta. La fanteria cinese a disposizione di De Bellis orchestra anche buone trame, ma al momento di concludere diventa impalpabile. Tanto più che, nel finale, sbaglia un calcio di rigore con Sfarzetta (bravo il giovane Donateo: in panchina c'è un portiere che si chiama Danilo Bassi) e impegna severamente lo stesso giovane estremo giallorosso con capitan Patruno.
Ci siamo chiesti prima se il Gallipoli fosse in grado di conquistare la Serie D? Non resta che domandarci se la Quartieri Uniti sia in grado di evitare la Promozione. Difficile dirlo. Molto dipende dall'apporto che i due francesi che Michele Fraddosio sta tesserando (uno dei quali è l'ex Noicattaro Idriss Pongo) saranno in grado di far fare il salto di qualità.

CONSIGLIERE POLITICO DEL MINISTRO DEGLI ESTERI DEL KOSOVO / VITO GRITTANI


A Vito Grittani è stato conferito un importante incarico da parte della Repubblica del Kosovo. Il capursese che da anni si occupa di segretariato sociale e di diplomazia è stato nominato consigliere per gli affari politici all’estero. La nomina arriva direttamente dal ministro degli Esteri Enver Hoxhaj. La carica, precisa lo stesso Grittani, sarà svolta a titolo gratuito.
Grittani è amico personale dell’ex ambasciatore del piccolo stato balcanico, Albert Prenkaj (in basso; nella foto in alto è con l'ambasciatore della Repubblica del Montenegro, Antun Sbutega). Il quale è stato il primo rappresentante del suo Paese in Italia. Nei suoi frequenti viaggi a Roma, e in particolare in Vaticano, Grittani si è guadagnata la completa fiducia di Prenkaj che, divenuto al suo ritorno in patria direttore generale del ministero degli Affari Esteri, ha immediatamente segnalato a Hoxhaj la figura del pugliese per l’importante quanto inaspettato incarico.
Grittani a Capurso ha fondato l’ODI, l’Osservatorio diplomatico internazionale, attraverso il quale cura i rapporti con moltissime ambasciate. Un piccolo organismo privato che, negli anni, è diventata una postazione privilegiata per lo studio, l’analisi e la frequentazione della diplomazia, con uno sguardo particolare rivolto alle nazioni più piccole e ai Paesi balcanici. Una delle ultime sue iniziative è stato il gemellaggio tra le città di Lucera e di Trogir, in Croazia.
<Mi vanto dell’amicizia personale con il dottor Prenkaj – ha detto Grittani -, dal 2009 conosco anche il ministro che ringrazio di cuore per un incarico che porterò avanti con scrupolo e dedizione e di cui sono davvero orgoglioso. Il Kosovo sta cercando tra mille difficoltà, non ultime quelle diplomatiche, la strada dello sviluppo e loi fa con l’umiltà e la determinazione che caratterizza il popolo kosovaro. Metterò a disposizione tutta l’esperienza maturata in oltre quindici anni di attività che mi ha portato a frequentare e conoscere dal di dentro l’articolato e complesso mondo della diplomazia>.
Grittani, 49 anni, vive a Capurso. Pur costretto su una sedia a rotelle, ha una vivacità multiforme. La sua attività di segretariato sociale è cominciata in Germania, a Francoforte sul Meno. Dove si è guadagnato un riconoscimento consegnatogli direttamente dall’allora cancelliere Helmut Kohl. È cavaliere della Repubblica Federale Tedesca, titolo del quale venne insignito nel 1995 direttamente dal presidente tedesco, e cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
La nota ufficiale con cui il ministero degli
Esteri kosovaro conferisce a Grittani
l'incarico di consigliere
Ha organizzato (e ospitato personalmente a Capurso) la visita di decine di ambasciatori provenienti da ogni parte del mondo, dall’Iran alla Croazia, dall’Argentina alla Corea del Sud, favorendo in alcuni casi anche rapporti commerciali con ostituzioni e soprattutto aziende del territorio. Alcuni anni fa le poste austriache gli hanno dedicato un francobollo. Emigrante egli stesso, è da sempre impegnato nella assistenza dei migranti; è stato consigliere comunale a Capurso; alle elezioni politiche dello scorso febbraio è stato candidato alla Camera. Lo scorso agosto, mentre era in Vaticano con il fratello per il ritiro di copie dell’Osservatore Romano, ha cincontrato personalmente il papa. Francesco si è fermato a salutarlo e la foto ha fatto il giro dei giornali locali.

Il Kosovo è attualmente un territorio amministrato dall’Onu. La dichiarazione d’indipendenza unilaterale dalla Serbia risale al 17 febbraio 2008. È stato riconosciuto come stato da 106 dei 193 paesi dell’Onu, tra cui l’Italia. Ha una popolazione di poco meno di due milioni di abitanti, la capitale è Pristina, dove abita oltre un quarto dei kosovari.

ECCO LA TRADUZIONE DEL DECRETO MINISTERIALE:
Secondo l’articolo 145 ( punto 2 ) della Costituzione della Repubblica del Kosovo, il Ministro degli Affari Esteri decreta : MANDATO PER LA NOMINA DEL CONSIGLIERE PER GLI AFFARI POLITICI ALL’ ESTERO
  1. Il Signor Vito Grittani è nominato Consigliere per gli Affari Politici all’estero del Ministro degli Affari Esteri
  2. I doveri e gli impegni del Consigliere, vengono stabiliti dal Ministro degli Affari Esteri , secondo l’articolo 31 .
  3. Il Consigliere degli Affari politici all’estero prende carica in data ….
  4. Il Consigliere per gli Affari politici esteri sarà in carica fino alla revoca del mandato da parte del Ministro degli Affari Esteri , o 7 giorni successivi alla comunicazione di una delle parti.
  5. Il Consigliere degli Affari politici all’ estero , secondo l’articolo definito nel paragrafo due di questo mandato , non è un dipendente pubblico.
  6. Il presente mandato entra in vigore alla data della firma.

NUMERO UNO DEL TIRO A SEGNO REGIONALE / BEPPE TANSELLA


Dopo una lunga querelle anche a colpi di marche da bollo, lo scorso 6 novembre è finalmente arrivata la conferma da parte della Uits - la Federazione del tiro a segno - che Beppe Tansella (nella foto, ritratto nell'ufficio di presidenza regionale presso il Poligono di Bari) è il nuovo presidente regionale. L'Unione tiro a segno (da non confondersi con il tiro a volo, disciplina diversa) è una organizzazione molto solida: a livello sportivo è una delle più importanti, basti pensare agli allori che arrivano dalle Olimpiadi e dalle manifestazioni iridate, basti pensare a Roberto Di Donna e all'ultimo campione olimpionico a Londra, Niccolò Campriani. La Puglia si esprime ad ottimi livelli, spesso a livelli assoluti: il poligono di Candela è un po' il centro gravitazionale per quel che riguarda l'attività agonistica ai massimi livelli. Il Poligono di Bari, invece, è tra i più competitivi e lo sarà ancora di più: con fondi propri sta provvedendo ad una ristrutturazione che lo farà salire di categoria. Tansella è di Capurso, dove vive con la sua famiglia; è funzionario comunale e frequenta da sempre il Poligono.
Me ne sono occupato sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Credo che Capurso debba essere fiera che Beppe abbia conseguito una così importante carica a livello regionale e faccia parte del Consiglio federale di una federazione sportiva nell'ambito del Coni.

GRANDI SCRITTORI ALLA D'ADDOSIO


Grandi scrittori alla biblioteca comunale di Capurso: martedì 26
toccherà a Valerio Massimo Manfredi, uno degli autori che vende di più, anche se qualche volta il favore del pubblico non coincide con quello della critica. Manfredi sarà ospite alle 18 del Presidio del Libro Cartesio. A conversare con l'autore di Alexandros converseranno Rosella Santoro, coordinatrice del "Presidio" che fa capo a Triggiano, Valenzano e Capurso, Maria Morisco, dirigente scolastica del liceo Cartesio e Francesco Crudele, sindaco di Capurso.
Venerdì 29 alle 19,30 un altro grande autore sarà ospite stavolta del "Libro parlante", la rassegna letteraria voluta dall'assessorato comunale alle Politiche culturali e coordinato dal Comitato di Gestione della D'Addosio. Pino Aprile, dopo aver scritto il bestseller Terroni, ci ha riprovato con un libro dal titolo che non necessita di commenti, "Il Sud puzza", un saggio provocatorio che sarà lo spunto per parlare di noi, dei meridionali e del Meridione. Aprile converserà con uno dei più raffinati giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, Francesco Costantini.

IL MIO CALCIO / I TERRONE BROS

Ci sono storie intriganti nel calcio dei dilettanti. Una è in divenire. Nel senso che oggi pomeriggio si gioca la partita di cartello del Girone A del campionato di Promozione. Lo stadio è di quelli che una volta era teatro di grandi scontri in Serie D, il "Tonino D'Angelo", in viale delle Mura Megalitiche ad Altamura. Le squadre hanno un gran nome, anche se il blasone è parecchio impolverate: lo Sporting Altamura, prima squadra della città murgiana e l'Us Bitonto che dopo il fallimento ha avuto il coraggio di ricominciare da zero, ovvero dalla Terza Categoria, scalando in tre anni  tutte le categorie, appunto fino alla serie cadetta.
Ebbene, la Gazzetta del Mezzogiorno, nelle pagine dello Sport provinciale, venerdì, ha raccontato la storia dei due fratelli Terrone: Sabino (nella foto), il più giovane, che gioca nell'Altamura, e Nando, il più anziano, cannoniere del Bitonto, 11 gol  finora, uno in meno del principe dei bomber di Promozione, Fabio Pica, che milita nel Modugno. Le speranze, le paure, qualche imbarazzo, ma tutto il fascino di una sfida che potranno raccontare.

domenica 3 novembre 2013

IL MIO CALCIO / BITONTO-CELLAMARE 3-2

DOMENICA 3 NOVEMBRE 2013
STADIO CITTA’ DEGLI ULIVI, BITONTO
OTTAVA GIORNATA DEL CAMPIONATO DI PROMOZIONE, GIRONE A
BITONTO –CELLAMARE 3-2
BITONTO: Lattanzi, Cipparatti, Bonasia, Piperis, Zaccaro, Naglieri, Modesto (32' st Pazienza), Sangirardi (48' st M.Roselli), Terrone, Roselli (46' pt Aloisio), Lomuscio. A disp. Colamorea, Foggetti, Belviso, Ricciardi. All. Di Venere.
CELLAMARE: Ritorno, Longo, Sebastiani (36' st Gianniello), Rubino, Di Carne, Desimini, Schiraldi, Ferrarese (18' Hamad), Fanfulla, Terrevoli, Summaria (44' st Iurlo). A disp. Caravelli Regalino, Canniello, Ceglie. All. Fumai. (squalificato, in panchina Mazzone).
ARBITRO: Roca Foggia
RETI: pt 16' Summaria, 21' Roselli, 45' Terrevoli; st 4' Terrone, 21' Lomuscio.
BITONTO – La capolista continua a correre. E approfitta dello scontro diretto per regolare i conti con il Cellamare. L’Altamura resta alle costole del Bitonto grazie all’impresa di Canosa. Insomma, l’ottava di andata dice che le prime della classe sono le più forti. Ed hanno scavato un solco dalle outsider: Corato, lo stesso Cellamare, Modugno e Monte Sant’Angelo. Dopo due mesi il Girone nord di Promozione ha detto questo.
Nico Roselli, laterale sinistro del Bitonto. Ha
giocato in C2 con il Noicattaro
Il test superato dal Bitonto è dei più severi. Il Cellamare è stato avversario fiero, in partita fino all’ultimo istante, fino al minuto 96 (i 5 di recupero nella ripresa, più i 60 secondi di extra time nel primo tempo).
La disfida dei due Muzi, il più esperto è Di Venere, l’unico in panchina, visto che Fumai è costretto in gradinata perché sta scontando la squalifica rimediata in coppa. Bitonto al completo, Capurso senza Giuliani e senza uno dei baby, De Marzo. Ma la sostanza delle due formazioni c’è tutta.
Nando Terrone quando giocava con il Trani. E'
capocannoniere del Girone B con 9 reti, compresa
quella del provvisorio 2-2 segnata al Cellamare
Il primo tempo è match di rara intensità. Anche il livello tecnico-tattico non si vede spesso in Promozione. Dopo un quarto d’ora Cellamare mette il muso avanti: Summaria fa il Quagliarella: il suo shoot da oltre venti metri si trasforma in un fil di palo che, complice magari l’impercettibile ritardo nel tuffo di Lattanzi, porta in vantaggio gli ospiti. Che giocano bene, in modo dinamico e geometrico, orchestrati da un Terrevoli che si erge al di sopra della norma e un Rubino che rompe gli schemi in casa bitontina, scompaginando la regia di Sangirardi e mettendo in difficoltà Roselli e Piperis. A sua volta è Lomuscio a creare imbarazzi agli avversari, muovendosi tra le linee. Pochi minuti e la reazione bitontina è premiata da Nico Roselli che conclude da pochi metri non lasciando scampo a Ritonro. Pochi secondi e Summaria colpisce il palo. E prima del pari, Gianluca Roca annulla per fuori gioco sospetto il gol che Fanfulla segna di testa su assist aereo di Desimini. Bitonto è sempre pronto a replicare: l’under Lomuscio scheggia la traversa dai 18 metri a conclusione di una ragguardevole azione personale. Al 36’ il nuovo vantaggio sembra cosa fatta: ma il tiro a giro di Fanfulla, molto spostato a sinistra, esce di 20 centimetri dal palo lungo. Il match si mantiene avvincente. E allo scadere Terrevoli guida un contropiede a quattro: attende con pazienza l’assist ma poi decide di concludere. La palla è un bisturi, Lattanzi forse di nuovo in leggero ritardo. A prendere il tè i calciatori ci vanno con i padroni di casa sotto di un gol. E senza Nico Roselli che si infortuna e non può proseguire.

Chicco Di Carne, difensore centrale
e capitano del Cellamare
La ripresa si apre con la rabbiosa reazione nero verde: la difesa pasticcia, Terrone è un falco e spedisce sotto la traversa da pochi metri. Per qualche minuto Cellamare sembra reggere al colpo, ma dopo un attimo di smarrimento, le fiamme divampano inesorabili: al 17’ Di Carne salva sulla linea una conclusione di capitan Modesto, al 19’ Bonasia colpisce il palo e al 21’ Modesto trova il varco giusto per il vantaggio della capolista: l’azione era partita da un mancato intervento di testa di Di Carne che poi protesterà a lungo per un presunto fallo di Terrone su Desimini. Poco prima Fumai ha inserito Hamad al posto di Ferrarese nel tentativo di infoltire il centrocampo. Alla mezzora Di Venere replica con Pazienza che rileva Modesto con lo stesso intento. Quando pare che Bitonto possa passare ancora da un momento all’altro (contropiede Sangirardi-Modesto­-Terrone, il capocannoniere colpisce un palo incredibile, il carburante si esaurisce e Cellamare riprende campo. Gianniello viene inserito per fare l’ala, Schiraldi fa il terzino che spinge. Nel finale due calci di punizione mettono in ambasce il Bitonto. L’ultimo, al 95’, è da posizione centrale, con palla a pochi centimetri dalla linea dell’area di rigore. Nulla da fare. Vince Bitonto, Cellamare esce a testa alta.

domenica 27 ottobre 2013

IL MIO CALCIO / CELLAMARE-REAL MODUGNO 2-1


STADIO COMUNALE DI CAPURSO, DOMENICA 27 OTTOBRE 2013-10-28 CAMPIONATO DI PROMOZIONE, GIRONE A, SETTIMA GIORNATA
CELLAMARE-REAL MODUGNO 2-1
CELLAMARE: Ritorno, Longo, De Marzo, Rubino, Di Carne, De Simini, Schiraldi (33' st Iurlo), Ferrarese (18' st Hamad), Giuliani, Terrevoli, Summaria (23' st Fanfulla). A disp. Caravelli, Regalino, Ardito, Giannelli. All. Fumai (squalificato, in panchina Mazzone).
REAL MODUGNO: Bonavita, Romito, Grimaldi, Angelillo (41' st Siciliani), De Francesco, Mongelli (29' st Scaramuzzi), De Tommasi (1' st Maselli), Indrago, Pica, Tenzone, Kociraj. A disp. Lamacchia, La Forgia, N.Lieggi, D.Lieggi. All. Carella (squalificato, in panchina De Francesco).
ARBITRO: Pascariello di Lecce.
RETI: pt 15' Pica, 30' Giuliani; st 24' Schiraldi
Fabio Pica, attaccante del Real Modugno
CAPURSO – Cellamare batte Modugno e migliora sensibilmente la propria classifica. Regge il passo delle prime della classe (Bitonto e Altamura, che si affermano su due avversari molto insidiosi, rispettivamente a Giovinazzo e col Corato) ed è terzo in perfetta solitudine, a meno tre dalla coppia di testa. Alla vigilia di quello che diventa il big-match della prima domenica di novembre, la sfida tra Bitonto e Cellamare.
Cellamare arriva al derby col Modugno galvanizzato dalla sonante vittoria di Bitritto (0-3 alla Virtus). I biancazzurri debbono dimenticare in fretta il rocambolesco pareggio interno col Giovinazzo (3-3). I due tecnici sono squalificati: in panchina Piero De Francesco per gli ospiti, Antonio Mazzone per i padroni di casa. Muzio Fumai e Michele Carella si collocano ai lati opposti della grande tribuna del “Comunale”. Fumai schiera De Simini e capitan Di Carne centrali di difesa davanti a Ritorno, con gli juniores De Marzo e Longo laterali; in cabina di regia c’è Donato Terrevoli, più arzillo che mai, la
mediana è presidiata da un Rubino sempre meno appariscente, sempre più importante nella fase di filtro; a destra Schiraldi è chiamato ad un lavoro di sacrificio, ma le sue sgroppate sull’out di dritta si riveleranno devastanti; dall’altra parte c’è un Summaria che mette spesso in difficoltà il dirimpettaio (l’ex capitano del Cellamare Giuseppe Angelillo), ma poco disposto al dialogo; Giuliani e Ferrarese (centrale) sono le punte. Pressoché speculare lo schieramento proposto da Carella, che torna a Capurso, dove ha vissuto stagioni importanti con Sergio Prigigallo prima e Mimmo Caricola poi. Bonavita è il barbuto portiere, Grimaldi e Mongelli sono stopper e libero, Romio e Angelillo i terzini; De Francesco è il play-maker, Indrago il mediano, De Tommasi sta largo a destra, Tenzone è il trequartista che converge verso la mancina, Kociraj il 18enne albanese che supporta il caterpillar Pica. Ed è proprio Fabio Pica a mettere prima in difficoltà la coppia centrale avversaria (tiro solo un po’ largo) e poi a beffare Ritorno scattando sul filo del fuori gioco sull’assistenza di Tenzone che lancia l’ex Bitonto dritto per dritto. Il match dà l’impressione di essere sempre in bilico. Cellamare corre molto, lo fa persino Terrevoli, che ha quasi 45 anni. Ed è proprio l’ex Andria a chiamare, su punizione, (27’) alla prodezza Bonavita. È la premessa per il gol: calcio franco di Terrevoli dall’out sinistro, perfetto colpo di testa (difesa non irreprensibile) di Giuliani che centra l’angolo basso alla sinistra di Bonavita. Cellamare spinge sull’abbrivio e crea due opportunità per Schiraldi, tra i migliori, anche perché Romito è tra i peggiori.


Vincenzo Schiraldi, laterale destro
del Cellamare
Nella ripresa Carella presenta Maselli al posto di uno spento De Tommasi. Modugno ha più possesso di palla, ma la sua offensiva non ha l’intensità per mandare al tappeto un Cellamare determinato e volitivo che appena può riparte con le volate di Schiraldi e gli slalom di Summaria e Giuliani. Rubino, poi, getta la rete e raccoglie palloni in quantità industriale. Modugno si spegne e Cellamare sull’inerzia continua a ripartire. Terrevoli scambia sul quadrante destro con Schiraldi: l’assist dell’ex San Paolo è delizioso, un pallonetto che libera l’esterno nojano davanti a Bonavita che può solo toccare la notta: siamo alla metà della ripresa, sarà il gol che deciderà la partita. La reazione del Modugno non è all’altezza della fama dei biancazzurri. Ritorno in realtà deve sbrigare lavoro di ordinaria amministrazione: Davide Desimini e Chicco De Carne avvolgono in una ragnatela Pica. Cellamare rischia il tris: punizione da destra di Terrevoli, sempre lui, palla perfetta per Fanfulla che, sotto misura, calcia incredibilmente alto. Nel frattempo Fumai era corso ai ripari, inserendo il giovane Hamad per Ferrarese e poi, per ridare equilibrio alla squadra, Fanfulla per Summaria e Iurlo, che puntella il centrocampo, per uno stremato Schiraldi che esce tra gli applausi del pubblico (come sempre scarso, in verità: appena colorato da un drappello di ultrà del Modugno).

lunedì 21 ottobre 2013

VIAGGI & ASSAGGI / OSTUNI

Ostuni, la chiesa della
Madonna della Grata
Ostuni, la scalinata Antelmi
e l'aperitivo musicale
del Pausacaffè
Ospite del presidente della locale squadra di calcio, l'avvocato Luca Marzio, domenica mattina sono stato a Ostuni. Prima della partita allo stadio, tappa d'obbligo, un pranzo, ancorché necessariamente veloce. Siamo stati a La Vecchia Terrazza. Il cui titolare, fra l'altro anch'egli dirigente del club gialloblù, dice che vi si fanno le pizze più buone del mondo. Ci riserviamo la verifica, ovviamente. Insieme a due amici di pallone, Roberto Conte e Francesco Forgione (solo omonimo di San Pio), che dell'Ostuni è  stato direttore sportivo, abbiamo gustato delle orecchiette al sugo con provola e salsiccia e una frittura di pesce di buon livello. Conclusosi con un tiramisù di buona fattura, ci siamo ripromessi di tornare. Anche perché se ti capita una splendida giornale di quasi primavera, puoi godere, dalla terrazza naturale del luogo, di uno splendido panorama. Il locale diventa un osservatorio privilegiato per ammirare la città bianca abbarbicata sul colle e, più a valle, verso il mare, la chiesa della Madonna del Grata
Una veduta di Ostuni
Il Casbah Art Cafè in piazza
Sant'Oronzo a Ostuni
Prima di recarci al ristorante, abbiamo atteso il nostro ospite in piazza Sant'Oronzo. E qui ci siamogustati la musica di una splendida violinista che, sulla scalinata Antelmi, allietava gli ospiti del "Pausacaffè" e non solo. Con dieci euro il locale ti offre un aperitivo complesso, con servizio a buffet. Un'ora trascorsa seduti ai piedi della colonna di Sant'Oronzo, che sormonta la scalinata, ti ritempra e ti fa dimenticare che fra qualche giorno la splendida coda della primavera di Puglia ci lascerà (se ci lascerà). In giro parecchi turisti, per esserci avviati verso la fine di ottobre.
Proprio al di sopra della scalinata Antelmi c'è un locale singolare, almeno per quel ch'è dato di capire dall'esterno. Si tratta del Casbah Art Cafè. Splendida la vista della facciata del palazzotto con il balconcino mediterraneo arredato con due tavolinetti, uno dei quali occupati da una coppia.
Ah, le foto sono tutte mie, scattate con il telefono cellulare Blackberry.

domenica 20 ottobre 2013

IL MIO CALCIO / OSTUNI-VIRTUS FRANCAVILLA 0-0

Domenica 20 ottobre 2013, Ostuni, stadio comunale, 8^ giornata del campionato regionale di Eccellenza

OSTUNI - VIRTUS FRANCAVILLA 0-0
OSTUNI: Musacco, Andrisano, Zizzi, Ciaramitaro, Camassa, Solidoro, Kreshpa (1' st Mat. Miccoli), Balzano, Volpicelli (17' st Caputo), Urso, Turitto. A disp. Renna, Truppi, Notaristefano, Piccione, Man. Miccoli. All. Bruni.
VIRTUS: Costantino, Valentini, Margagliotti, Biason, Lopetuso, Cornacchia, Marino, Arcadio (40' st Ciraci), De Benedictis (24' st Candita), Quarta, Carminati. A disp. Di Punzio, Mascia, Marinotti, Schirinzi, Morleo. All. Pizzonia.
ARBITRO: Lippiello di Avellino.
NOTE: giornata primaverile, terreno in buone condizioni, un migliaio di spettatori. Espulsi al 48' pt Quarta per proteste al 7' st Camassa per fallo da ultimo uomo.
OSTUNI – Il grande assente è il gol, ma per il resto gli ingredienti per una buona domenica di calcio sono tutti presenti. Partita densa, intensa, dura, senza sconti ma mai cattiva. D’altro canto, un derby è sempre un derby, anche se la Virtus è troppo giovane per poter vantare una sana rivalità con l’Ostuni.
Le brindisine si propongono come protagoniste dell’Eccellenza in corso. Compatte, solide, a volte tetragone, viola e gialloblù confermano le qualità e quanto di buono si dice alla vigilia. L’organico della Virtus è sontuoso, quello a disposizione di Luciano Bruni appare risicato. Se non ci saranno defezioni importanti nel corso della stagione, potrebbe proporsi come una delle outsider più importanti.
Luca Marzio, avvocato penalista, è tornato alla
guida dell'Ostuni: è alla terza stagione, dopo aver
conquistato il salto di categoria in Prima e Promozione
Il presidente Luca Marzio (l’avvocato ha ripreso il club gialloblù in Prima categoria, riposizionandolo in due anni in Eccellenza) ha costruito il complesso affidandolo a Luciano Bruni. Il tecnico livornese trasferitosi a Carovigno per ragioni di cuore: ha vinto lo scudetto giocando, e molto, nel Verona di Osvaldo Bagnoli; ha guidato la Juve Primavera alla conquista del Viareggio quattro anni fa. Insomma, un allenatore al di fuori degli schemi classici del nostro calcio dilettantistico. Bruni affida le potenzialità offensive a un ragazzo campano. Emilio Volpicelli ha 21 anni, è di Scampia. Un bravo ragazzo, dice Marzio. Beh, nell’alveare delle famigerate “vele” non tutto è marcio, ci mancherebbe. Il centravanti partenopeo, quando l’Ostuni esce dal guscio in cui il Francavilla prova a chiuderlo, assurge a protagonista del match. Peccato per gli ostunesi che si fa male allo scadere dell’ora di gioco. Quando esce, è come se l’Ostuni si spegnesse. Cornacchia e (soprattutto) Lopetuso tirano un grosso sospiro di sollievo. Partendo da sinistra e ben supportato da Urso (arrivato dal Nardò insieme allo stesso Volpicelli), l’attaccante napoletano apre più volte una breccia nello schieramento viola. In un paio di circostanze, l’occasione è ghiotta, la mira è sbagliata.
Luciano Bruni, 53 anni, di Livorno, allenatore dell'Ostuni,
quand'era sulla panchina della Primavera della Juventus,
con cui ha vinto il Torneo Viareggio 2009 
La Virtus fa molto volume. Ma spesso dà l’impressione di essere panna montata: tanta, dolce, ma quanto alla consistenza… L’argentino Biason dirige l’orchestra, ma Arcadio corre spesso a vuoto e Marino molte volte è lezioso e poco concludente. I tre tenori difficilmente cantano in sintonia. Quarta per mezzora è devastante a sinistra, ma i cross non sono particolarmente insidiosi. Musacco, in ogni caso, fa buona guardia e Solidoro (la stagione scorsa visto a Polignano) e Camassa sono due mastini. Per il siciliano e il brasiliano, poi, la domenica non è delle più felici. Nell’ultima parte del match viene fuori il volto consueto dell’ensemble di Vincenzo Pizzonia che avviluppa l’avversario ma non lo soffoca. Anzi. Mattia Miccoli prova a spaventare la Virtus non riuscendoci perché non supportato da un Ostuni che nel finale non riesce a muoversi con la compattezza mostrata in precedenza. E perché Caputo non è Volpicelli.


Virtus e Francavilla schierate prima del match (foto con
BlackBerry)
LA CRONACA - La prima palla-gol è per Carminati. Su assist di Valentini, l'attaccante brasiliano calcia di interno destro da buona posizione, la sfera esce di un paio di metri. Poi è solo Ostuni. Ed è solo Volpicelli. Che al 28' fa il giocoliere, poi calcia un metro dentro l'area, forse troppo centrale, consentendo la prodezza di Costantino, sulla cui ribattuta Urso sbaglia mira. Volpicelli diventa imprendibile. Il centravanti partenopeo ingaggia un gran duello con Lopetuso, il diagonale esce di un nulla alla sinistra dell'estremo virtussino. Turitto serve Volpicelli (è il 41) libero sulla sinistra. Ancora centrale il tiro, ancora Costantino, stavolta coi piedi, replica. Allo scadere del recupero Volpicelli semina il panico sulla sinistra, arriva sul fondo, il cross basso è troppo impetuoso per la deviazione di Ciaramitaro o Turitto. Lippiello fischia per la pausa, Quarta protesta perché l'irpino non fa battere il corner e si becca il rosso. Dello stesso colore è il cartellino che Lippiello mostra a Camassa al 7' della ripresa per un fallo su Carminati che Lippiello vede da lontano, con ogni probabilità sbagliando valutazione. Sulla punizione dal limite non ci sono sviluppi. Per il resto della seconda frazione di gioco accade ben poco. Ristabilito l’equilibrio negli schieramenti, la Virtus prende nuovamente le redini della partita. Subito dopo l’espulsione di Camassa, i virtussini rischiano di passare con De Benedictis che chiude una mischia girandosi sotto misura ma non trovando la porta per un pochi centimetri. Prima di rientrare nello spogliatoio per il riposo tra un tempo e l’altro, a qualcuno saltano i nervi: spintoni, parole grosse, ma poi tutto finisce bene.

sabato 19 ottobre 2013

VIAGGI & MIRAGGI / ER CUPOLONE

La capitale ha un fascino senza eguali. Ci puoi tornare cento, mille volte: c'è sempre un angolo che non hai visto e che, meravigliandoti, vedi per la prima volta. A fine settembre, grazie ai buoni uffici di Vito Grittani, sono tornato al CIAM di Roma. E' un posto straordinario. Dalla terrazza che in realtà è il solaio del Centro internazionale di animazione per i missionari, si gode di un panorama che ti rompe il fiato. A me ha ricordato una canzone che è diventata uno standard del cantautorato: Roma capoccia che Antonello Venditti scrisse oltre quarant'anni fa. La canzone è contenuta nel primo album che Venditti e Francesco De Gregori pubblicarono insieme, Theorius Campus. Ecco il testo della canzone:
Roma, San Pietro, l'ultimo sole di una giornata di fine
settembre. La foto è stata scattata con il mio telefono
Blackberry dal prato terrazzato che sormonta il Ciam
Quanto sei bella Roma quann'è sera, 
quando la luna se specchia dentro ar fontanone 
e le coppiette se ne vanno via, 
quanto sei bella Roma quando piove. 
Quanto sei bella Roma quann'è er tramonto, 
quando l'arancia rosseggia ancora sui sette colli 
e le finestre so' tanti occhi 
che te sembrano dì : quanto sei bella! 
Ah, quanto sei bella. 
Oggi me sembra che er tempo se sia fermato qui. 
Vedo la maestà der Colosseo, 
vedo la santità der Cuppolone, 
e so' più vivo, e so' più bono, no, nun te lasso mai, 
Roma capoccia der monno infame. 
Na carrozzella va co' du' stranieri, 
un robivecchi te chiede un po' de stracci, 
li passeracci so' usignoli, io ce so' nato, Roma, 
io t'ho scoperta, stamattina. 
Oggi me sembra che er tempo se sia fermato qui. 
Vedo la maestà der Colosseo, 
vedo la santità der Cuppolone, 
e so' più vivo, e so' più bono, no, nun te lasso mai, 
Roma capoccia der monno infame.


NOTERELLA A LATERE: la Roma è in testa alla classifica del campionato di Serie A. La "maggica" ha vinto tutte le prime otto partite della massima serie. Con l'Inter e con il Napoli ha goduto della assegnazione di due calci di rigore che, a detta di chi capisce di pallone, sono stati frutto di errori arbitrali. Vabbene così, capita. Come capita che vinci le partite se, pur giocando bene (e Garcia fa giocare bene la Roma, altro che le manie di Zeman), trovi i gol per battere il Napoli con una punizione e un rigore che forse (forse?) non c'è. Mentre all'avversario non ne va bene una (palo clamoroso di Guarin a San Siro, salvataggio miracoloso di De Rossi, ieri). Se, invece dei giallorossi ci fossero stati i bianconeri della Juventus, apriti cielo. Neppure San Pietro li avrebbe salvati dalle critiche. E a Moggi, ancora una volta, sarebbero fischiate le orecchie. Così va il mondo. Così va il calcio in Italia.  

VIAGGI & ASSAGGI / LA TIELLA GAETANA

QUESTO ARTICOLO E’ APPARSO SUL MAGAZINE ONLINE “LSD”, DIRETTO DA MICHELE TRAVERSA. UN GIORNALE CHE VI INVITO A SFOGLIARE, CERTO CHE VI POTRETE TROVARE ORIGINALI SPUNTI E CURIOSITA'
Gaeta (Latina) - Carlo Avallone è un rosticciere un po’ istrionico. La sua “Pizzeria del porto” a Gaeta è un punto d’incontro per chi vuole gustare il “piatto nazionale” della cittadina del Basso Lazio, la “tiella gaetana”. Carlo s’è inventato anche un corso – invero piuttosto frequentato - per neofiti che vogliono affrontare l’ardua montagna della preparazione della tiella. (L'amico Sandro Romano, che ha voluto fortemente passare da Gaeta sulla strada del ritorno da Chianciano, mi ha consigliato di consigliare il sito Giallo Zafferano per quanto riguarda le ricette: cliccando sul link ci potete navigare).
Carlo Avallone, titolare della Pizzeria del Porto
uno dei punti di riferimento per gustare
la tiella gaetana

Secondo Salvatore Di Ciaccio, medico veterinario, ex assessore e cultore di storia patria, la tiella, che ha più o meno tre secoli - è stata portata in Puglia dai carpentieri e tufaroli pugliesi che, chiamati da Carlo V nella prima metà del diciottesimo secolo, trasferirono nei loro paesi e città quella mirabile esperienza gastronomica. Nacque così il calzone barese. Che, per i più poveri, era farcito con cipolla o con sarde. Quando la tiella, a Gaeta, aggredì le narici e le papille gustative di borghesi e nobili, fu farcita con polpo e frutti di mare. Nacque la “tiella, gaetana” classica.
Gaeta, il minuscolo laboratorio della
Pizzeria del Porto: vi lavorano due persone
“Questa attività – ricorda Avallone – è sorta una ventina d’anni fa come pizzeria e rosticceria. Solo dopo alcuni anni ho pensato di offrire ai miei clienti la pietanza tipica di Gaeta, la tiella”. Che Avallone prepara in una decina di varianti: quella di polpo (oltre ai tentacoli tagliuzzati, ci sono olive di Gaeta, prezzemolo, aglio e peperoncino), di alici, di cozze e zucchine (con mozzarella), di scarole e baccalà (con olive), di calamari (c’è anche la bietola), di scarola, di spinaci, di zucchine, di cipolla (molto simile al calzone barese, che tuttavia prevede nella sua variante più verace, l’utilizzo degli sponzali), di carciofi e di melanzane. “Credo di essere diventatol un buon produttore di tiella: partecipo ad ogni tipo di manifestazione, sono chiamato da bar e hotel per aperitivi e poi sono veramente fiero delle mie lezioni di tiella, che tengo anche a ragazzi e perfino a bambini”. I prodotti che i migliori “tiellari” gaetani utilizzano sono ovviamente del territorio. Zi’ Peppino per il il pesce e Zi’ Tommaso per le verdure cotte sono più che fornitori, punti di riferimento per la materia prima.

La sagra della tiella gaetana si tiene a maggio. Ma una della trovate più recenti, di cui va fiero Di Ciaccio (“Se i gaetano mi sentono dire questa verità assoluta mi prendono a pernacchie, per cui lo dico solo a lei: la prego non lo dica in giro”), è la festa gastronomica “Le vie di Gaeta”, trionfo dello street-food.

VIAGGI & MIRAGGI / ROBERTA GIARRUSSO

QUESTA INTERVISTA E’ PUBBLICATA SUL SITO LSD MAGAZINE  CON IL QUALE, GRAZIE ALL’AMICIZIA DI MICHELE TRAVERSA, HO AVVIATO UNA “COLLABORAZIONE INFORMALE”. INSIEME A TRAVERSA HO VISSUTO UNA BELLA ESPERIENZA TRA ORSARA DI PUGLIA, GAETA E CHIANCIANO. QUI, INSIEME A ANNA MORONI, HO INCONTRATO ROBERTA GIARRUSSO, ATTRICE DI CINEMA, TELEVISIONE E TEATRO.
Roberta Giarrusso, palermitana, 32 anni, a 15 comincia a fare la modella. A 19 partecipa a Miss Italia, si aggiudica il titolo di Miss Televolto. Debutta a Canale 5 nella serie Carabinieri. Lavora a Un caso di coscienza 3 e appare in una puntata di Don Matteo 6. Con Carlo Conti e Sofia Bruscoli conduce I migliori anni. Nel 2009 è la co-protagonista de Il commissario Manara con il ruolo di Lara Rubino. Due anni fa è la vedova di un boss in Squadra Antimafia Palermo oggi 3 e 4. A teatro ha lavorato con Claudio Insegno e ne “Il marito di mio figlio di Daniele Falleri.
CHIANCIANO TERME – Buonasera, signora Giarrusso. Che ci fa un’attrice a un simposio di eno-gastronomia, dove si discute di giacimenti gastronomici, di ristorazione, di imprenditoria, di prospettive e via elencando di cose da mangiare e da bere?
“Sono qui a Chianciano perché ho accompagnato la mamma che da ventiquattro anni gestisce un pastificio a Palermo, Mastro Pastaio”. Le faccio compagnia. E mangio”.
Roberta Giarrusso (a destra) con la mamma, imprenditrice
palermitana nel settore della pasta
Giarrusso, lei ha recitato con Guido Caprino, il commissario Manara di una fortunata serie televisiva. È stata anche “carabiniera” a Canale 5. Dopo le forze dell’ordine, camminerà tre metri sopra il cielo.

“Me lo auguro. Lavorare con Federico Moccia è stato straordinario. Ho fatto il suo ultimo film. Uscirà il 26 ottobre, che si intitola “Universitari – Molto più che amci”. Con me (nel ruolo di Lidia, ndr) ci sono Primo Reggiani, Maurizio Mattioli, Barbara De Rossi, Fabio Troiano. E poi c’è la Sandrelli… E’ tutto dire”.
Parliamo di cibo. Mangiar bene cozza con lo stile di vita imposto da una professione per cui bisogna essere sempre in perfetta forma.
“Questa cosa non è vera, è un mito da sfatare. Una buona alimentazione prevede un’ottima forma fisica. È chiaro che non bisogna mai esagerare. La nostra alimentazione è conosciuta in tutto il mondo, ed è base della dieta mediterranea, la più sana in assoluta: vino, pasta, olio. Tutto molto buono”.
Il piatto preferito?
“Sembrerò di parte ma è la pasta. Prima di fare l’attrice lavoravo proprio nel pastificio”.
Pasta alla norma?
Assolutamente sì. La busiata con le melanzane fritte, la ricotta, il pomodoro. Insomma, mi piacciono i piatti tradizionali siciliani.
L’avventura in teatro.
La Giarrusso con Traversa, direttore di Lsd Magazine,
nel corso della cena al PalaMontepaschi
di Chianciano Terme
“Esperienza meravigliosa, emozionante. Il 5 novembre debutto al Brancaccio con uno spettacolo che s’intitola “Lui e lei”. Dove lui è Gabriele Cirilli e lei sono io. E poi c’è l’altra Federica Nargi”.
Una piece comica.
“Una commedia brillante che parla di una coppia sposata da tempo, che ha dei figli e che sta attraversando un momento di crisi. Crisi che coincide con l’arrivo dell’altra che porta trambusto nel rapporto. La cosa più divertente della commedia è che lo spettacolo è una sorta di manuale di istruzione per le coppie”.
Più che altro un “manuale di distruzione”.

“Nooo. Diamo una lettura in positivo: si parla della routine, della stanchezza, tipiche del rapporto di coppia in cui si ha poco tempo per i sentimenti. E ci sono delle indicazioni precise. Al di là di tutto, devo dire che Cirilli è un comico straordinario”.

mercoledì 16 ottobre 2013

VIAGGI & MIRAGGI / GAETA. LE SORELLE ZITELLE E LA PIPì ARCHEOLOGICAMENTE CORRETTA

In una rapida sosta a Gaeta, oltre a degustare la famosa tiella col polpo (e le sue decine di varianti), e a visitare la "montagna spaccata", si possono riscontrare alcune bellezze e alcune curiosità. Intanto, lo splendido campanile di Sant'Erasmo, protettore della cittadina del Basso Lazio, e San Marciano. Pe ri gaetani, è uno dei più belli del mondo.

Quindi, l'insegna di un ristorante, dedicato a due zitelle orgogliose di esserlo.



Se poi vi capita di utilizzare la toilette di un bar del centro, potete avere la sorpresa di fare pipì in un vero e proprio sito archeologico. Una antichissima colonna sormontata da un capitello con ghirigori vegetali. Sta lì, in un angolo dei servizi, a guardia della tua minzione. Il fatto che quel gabinetto sia archeologicamente corretto è sottolineato da una targa che ricorda come e perché la colonna si trova in quel posto. Dopo l'inevitabile imbarazzo, se proprio vi scappa...





Infine, oltre al "doppio" castello (quello angioino e quello aragonese, che sembrano al contempo sostenersi e guardarsi in cagnesco), vi è la splendida chiesa di San Francesco. Che, quasi a picco sul mare, sembra essere stata edificata al di sopra di una parte del borgo, quasi soppalco celestiale.